Ci sono case in cui si sta bene appena si entra e case in cui dopo un po’ si sente l’aria pesante. Non è sempre una questione di pulizia o di ordine. A volte sono case nuove, perfette, appena ristrutturate. Eppure l’aria sembra diversa. Negli ultimi anni le case sono diventate sempre più isolate. Finestre che chiudono perfettamente, cappotti, guarnizioni, materiali isolanti. Tutto questo serve a non disperdere calore, ed è giusto. Però significa anche che l’aria dentro casa cambia più lentamente rispetto a una volta. Se l’aria cambia poco, tutto quello che c’è dentro casa resta nell’aria più a lungo. Mobili, pavimenti, colle, vernici, detergenti. Non è un problema che si vede, ma è un problema che riguarda l’aria che si respira ogni giorno. Proprio per questo motivo, negli ultimi anni si è iniziato a studiare non solo come costruire case più isolate, ma anche come migliorare l’aria interna. Ed è qui che entrano in gioco le superfici fotocatalitiche, e quindi anche alcune pitture murali.
Come Funziona la Fotocatalisi
L’Analisi del Processo
Per capire cosa sono le pitture fotocatalitiche bisogna fare un passo indietro e uscire per un momento dal mondo delle vernici. La fotocatalisi, infatti, non nasce nell’edilizia, ma nella ricerca scientifica. Uno degli studi più importanti su questo fenomeno risale al 1972, quando due ricercatori giapponesi, Akira Fujishima e Kenichi Honda, scoprirono che il biossido di titanio, esposto alla luce ultravioletta, era in grado di attivare una reazione chimica che portava alla scomposizione dell’acqua in ossigeno e idrogeno. Questo esperimento è conosciuto come effetto Honda-Fujishima ed è considerato l’inizio degli studi moderni sulla fotocatalisi.
Da quel momento si è iniziato a studiare meglio il comportamento del biossido di titanio e si è capito che la sua particolarità non era legata solo all’acqua. Quando viene colpito dalla luce, sulla superficie del materiale si attivano delle reazioni che riescono a trasformare anche molte sostanze organiche presenti nell’aria o depositate sulle superfici. In pratica si formano particelle molto reattive che ossidano queste sostanze e le trasformano in composti più semplici, come anidride carbonica e acqua. Per questo motivo la fotocatalisi, nel tempo, ha trovato applicazione in molti settori diversi. Per esempio viene utilizzata:
- nella depurazione dell’acqua
- nei sistemi di purificazione dell’aria
- nei rivestimenti antibatterici
- nei vetri autopulenti
- in alcune pavimentazioni urbane che aiutano a ridurre alcuni inquinanti
- nei filtri degli impianti di ventilazione
- in materiali utilizzati in ospedali e ambienti pubblici
Solo in un secondo momento si è pensato di applicare questo principio anche alle pitture murali. Il ragionamento è stato abbastanza semplice: le pareti di una stanza sono superfici molto grandi e sono sempre a contatto con l’aria. Se quella superficie contiene un materiale fotocatalitico, allora può interagire con l’aria dell’ambiente ogni volta che viene colpita dalla luce. Le pitture fotocatalitiche funzionano proprio così. All’interno della pittura minerale viene inserito biossido di titanio e, quando la luce colpisce la parete, sulla superficie si attivano reazioni di ossidazione che contribuiscono a degradare alcune sostanze organiche presenti nell’aria, come odori, composti organici volatili e residui organici che si depositano sulla parete.
Cosa Succede Sulle Pareti
Quando si Usa La Vernice Foto Catalitica
A questo punto viene spontanea una domanda: cosa succede davvero su una parete fotocatalitica? Perché è facile parlare di tecnologia, ma poi bisogna capire cosa succede nella realtà, dentro una stanza. Vale la pena fermarsi un attimo su questo punto, perché spesso si pensa che la pittura fotocatalitica funzioni come un purificatore d’aria. In realtà non è così. Non aspira l’aria, non filtra l’aria e non sostituisce il ricambio d’aria. Lavora in modo diverso. Quando la luce colpisce una superficie che contiene biossido di titanio, sulla superficie si attiva una reazione chimica. Non si vede nulla, ma sulla parete si formano particelle molto reattive. Queste particelle reagiscono con alcune sostanze organiche che si trovano nell’aria o che si depositano sulla parete: odori, residui organici, alcuni composti organici volatili.
La cosa importante è che la reazione avviene sulla superficie, non nell’aria come succede con un purificatore. È la parete che diventa una superficie attiva. Lentamente, nel tempo, le sostanze che entrano in contatto con quella superficie vengono trasformate in composti più semplici, come acqua e anidride carbonica. È un processo lento. Questo è importante capirlo. Non è che si pittura una stanza e il giorno dopo l’aria è completamente diversa. È più un lavoro continuo, giorno dopo giorno, ogni volta che la luce colpisce la parete.
Ed è proprio qui che questa tecnologia diventa interessante negli ambienti chiusi. Le pareti sono superfici enormi, molto più grandi dei mobili o di altri oggetti. Se tutta quella superficie diventa una superficie attiva, allora nel tempo può contribuire a mantenere l’ambiente più neutro, soprattutto per quanto riguarda odori e alcune sostanze organiche. Non è una soluzione miracolosa, ma non è nemmeno solo marketing. Come spesso succede, la verità sta nel mezzo. Funziona, ma bisogna capire come funziona e cosa può fare davvero. Questo è il punto.
Dove ha Senso Usare la Pittura Fotocatalitica
Gli Ambienti Dove Rende Meglio
Dopo aver capito cos’è la fotocatalisi e come funziona, la domanda più utile diventa un’altra: dove ha davvero senso usare una pittura fotocatalitica? Perché non tutte le stanze e non tutte le situazioni sono uguali. Prima di tutto bisogna ricordare una cosa semplice: la fotocatalisi funziona con la luce. Senza luce la reazione non si attiva, o si attiva molto poco. Questo significa che le superfici più illuminate sono quelle dove la pittura può lavorare di più. Pareti vicino alle finestre, stanze luminose, uffici, studi, soggiorni. In ambienti molto bui o in cantine, per esempio, l’effetto è molto ridotto. Un’altra cosa importante è che la fotocatalisi lavora sulla superficie, quindi funziona meglio su pareti libere, non su pareti completamente coperte da armadi, librerie o rivestimenti. Più superficie resta esposta alla luce e all’aria, più la pittura può lavorare. Per questo motivo spesso queste pitture vengono utilizzate in: camere da letto, studi e uffici, soggiorni, corridoi, studi medici, scuole, ambienti pubblici e spazi dove si passa molto tempo in generale.
Un’altra cosa che spesso non viene detta è che la pittura fotocatalitica ha senso soprattutto negli ambienti urbani, dove l’aria esterna non è sempre pulita e dove spesso si tengono le finestre chiuse per molto tempo. In questi ambienti una superficie che lavora lentamente sull’aria può avere più senso rispetto a una casa di campagna sempre aperta e ventilata. C’è poi un aspetto interessante: la fotocatalisi non lavora solo sull’aria, ma anche su quello che si deposita sulla parete. Con il tempo le superfici tendono a sporcarsi, ad assorbire odori, soprattutto in cucine, corridoi, stanze molto utilizzate. Una superficie fotocatalitica tende a mantenersi più neutra nel tempo proprio perché le sostanze organiche che si depositano vengono lentamente trasformate.
Non è una cosa che si vede subito, ma si nota nel tempo. Le pareti tendono a ingiallire meno, ad assorbire meno odori e a restare più stabili. In definitiva, la pittura fotocatalitica non è una pittura da usare ovunque senza pensarci, ma è una pittura che ha senso in ambienti dove si vive molto, dove c’è luce e dove la qualità dell’aria interna è importante. Ed è proprio in questi ambienti che questa tecnologia può dare i risultati più interessanti nel lungo periodo.




